Il valore aggiunto è la qualità della vita

stalteri_intLa scelta dell’agricoltura biologica, l’impegno che richiede, l’importanza del rapporto con i consumatori. Intervista a Luca Girolamo Stalteri, Azienda agricola “Il lombrico felice”, a cura di Cecilia Bruschi

Come è nato il progetto dell’Azienda agricola biologica?
La passione per l’agricoltura è una tradizione di famiglia. Sia i nonni materni che quelli paterni sono nati e cresciuti contadini e questo mi ha spinto a scegliere gli studi agronomici, studi che mi hanno portato a dedicarmi subito alle tecniche dell’agricoltura biologica escludendo a priori quella convenzionale.
L’azienda nasce nel 2002 ma soltanto dopo una serie di tentativi falliti – coltivazione di cereali e legumi per la zootecnia, prima, e in seguito di patate per uso alimentare con vendita per conto terzi – nel 2005 ho avviato la coltivazione di un’ampia varietà di ortaggi, cereali, legumi e l’allevamento di bestiame. Se non avessi fatto gli errori iniziali di certo non sarei giunto a conoscenza delle opportunità che il mondo della vendita diretta offre e non avrei ora un’azienda per molti aspetti sostenibile dal punto di vista ambientale. Questo percorso, infatti, mi ha permesso di investire negli impianti di irrigazione a goccia per ridurre gli sprechi di acqua e di adottare tecniche – come l’uso di teli in mater B biodegradabile al 100% per proteggere le radici delle piante – che agevolano il lavoro della coltivazione azzerando l’impatto ambientale. Inoltre queste scelte, insieme all’utilizzo di un impianto di riscaldamento centralizzato con combustibile a legna e pannello solare sul tetto, sono servite a ridurre le emissioni di CO2 all’interno della fattoria.

Quali sono gli aspetti che ama di più del suo lavoro?
Quello che nel tempo ha dato alla mia attività un valore aggiunto è l’attenzione che ho rivolto alla “qualità della vita”, intesa anche come trasmissione dei saperi attraverso la convivialità dei gesti e la ritualità del lavoro. Ancora oggi in occasione della raccolta dei fagioli in famiglia ci piace essere circondati da persone che ci aiutano nel campo e radunarci tutti, alla fine, sotto il noce a festeggiare l’evento che ci ha dato l’occasione di ritrovarci insieme. Anche questo, per me, significa operare nel rispetto dei valori legati alla sostenibilità ambientale.

Quali sono i suoi canali di vendita?
A parte il punto vendita in azienda, funzionano bene i mercati nelle piazze umbre e anche in alcune altre regioni d’Italia. A Quarrata (Pistoia), per esempio, il comune ha saputo gestire in modo esemplare gli spazi dedicati al biologico anche attraverso un’eccellente campagna informativa. Per l’Umbria particolarmente attiva a Ponte San Giovanni è l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) che è riuscita a costruire una rete di collegamento tra produttore e consumatore anche grazie ai gruppi d’acquisto e agli spazi dedicati a “Terra fuori mercato”, il mercato km0 del 3° sabato del mese. Il lombrico felice è anche punto di riferimento per i Gruppi Organizzati di Domanda e Offerta (GODO) dell’Alta Valle del Tevere che sta ottenendo buoni risultati nel comprensorio eugubino, dove già siamo presenti con la vendita settimanale porta a porta. Inoltre i nostri prodotti arrivano anche in alcuni punti vendita dell’Umbria (la catena Naturasì, specializzata nel biologico, per esempio) e anche di Città di Castello (Biomarket).

Ha riscontrato difficoltà per la vendita dei suoi prodotti nel territorio e quali sono le sue proposte per il futuro?
Per quanto riguarda Città di Castello e dintorni le difficoltà maggiori arrivano dal fatto che manca una consapevolezza da parte dei consumatori riguardo alle caratteristiche dei prodotti biologici e alle tecniche di lavorazione. Spesso il cliente preferisce l’agricoltura convenzionale soltanto perché fa risparmiare denaro senza domandarsi quale sia la reale provenienza e capire le ragioni effettive della disparità di prezzo rispetto al biologico. I costi di produzione sono necessariamente più elevati per il settore biologico vista la qualità e la quantità di interventi da attuare durante il processo di maturazione delle piante. Questo lavoro, però, così importante lo si ritrova poi nella bontà dei prodotti che i consumatori si portano in tavola. Tutti i nostri sforzi sono rivolti a questo, la consegna diretta porta a porta o addirittura nei luoghi di lavoro è una maniera per venire incontro alle esigenze dei consumatori e per lasciare un messaggio positivo nei confronti del nostro tipo di impegno.
Quello che auspico è che le istituzioni, lavorando insieme alle scuole e alle associazioni, riescano ad attivare dei percorsi di sensibilizzazione in questo senso e che si possa giungere un giorno a far maturare una consapevolezza tale da poter attuare nelle aziende agricole – come peraltro già avviene in molte regioni della Francia – un piano programmatico di consumo annuale. In questo modo il cliente si impegna a ricevere la quantità pattuita di prodotti per un intero anno, basandosi sulla media dei propri consumi familiari, e l’azienda si può permettere di investire sui processi di lavorazione eliminando completamente gli sprechi dei prodotti che vengono buttati via, per esempio durante i mesi estivi, quando le colture abbondano e i clienti scarseggiano.
Tutto ciò non è un’utopia e Il lombrico felice ci dimostra che sta a noi renderla attuabile.

www.illombricofelice.com


Categories: Interviste

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