Da Fattoria Scaldasole a LifeGate, una vita dedicata alla sostenibilità

MarcoRovedaIl lungo percorso di diffusione dei valori ambientali, l’importanza di una comunicazione efficace e ad ampio raggio, il valore primario del fattore etico e dei comportamenti dell’uomo. Intervista a Marco Roveda, fondatore e presidente di LifeGate.
a cura di Cecilia Bruschi

 

Quando ha deciso di vendere la sua azienda biodinamica Scaldasole quale era il progetto da realizzare? Che cosa offre in più LifeGate rispetto ad essa?

Prima direi che è necessario fare una premessa. Gli anni Sessanta sono stati gli anni della distribuzione. Allora non c’era ancora niente, venivamo dal difficile periodo del dopoguerra e qualsiasi prodotto ci fosse veniva venduto con facilità. Negli anni Settanta il prodotto è dovuto diventare di qualità, poi negli anni Ottanta anche bello. Era questa l’epoca dell’avvento degli stilisti e del perfezionamento del packaging e dell’estetica del prodotto. Negli anni Novanta è comparso anche il fattore del “sano” e del “sicuro” e il prodotto doveva essere distribuito in modo che rispettasse tutti questi parametri qualitativi insieme. Proprio allora nasce il biologico e Fattoria Scaldasole fa la parte più importante sviluppando cinquanta miliardi di fatturato, portando il biologico in televisione e contribuendo in maniera decisiva alla sua diffusione nel nostro Paese. Abbiamo allora utilizzato un prodotto biologico per diffondere non una pratica agricola alternativa ma una vera e propria cultura di vita che tenesse conto di valori fondamentali come la qualità del vivere e il rispetto della natura e dell’ecosistema.

Poi siamo arrivati agli anni 2000 che hanno visto l’avvento dell’etica e quindi del prodotto perfetto, quello che contenesse insieme tutti i 5 elementi che veicolavano la qualità e che quindi fosse: distribuito, di qualità, bello, sano ed infine etico, che vuol dire creato nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Questo valore etico era scaturito da un processo di cui già si vedevano i primi segnali nel decennio precedente e che era il prodotto di una consapevolezza dei problemi sociali e dei rischi ambientali che si stavano velocemente avvicinando. Fra questi il global warming, la desertificazione e i mutamenti climatici rappresentavano il primo campanello d’allarme. A questo punto dunque diffondere determinati valori attraverso la veicolazione di un semplice prodotto non era più sufficiente e tantomeno farlo per mezzo di un’unica voce. Bisognava invece che tutte le aziende cominciassero a parlare di sostenibilità.

Per questo dunque l’idea di LifeGate che è sicuramente servito a lanciare un sasso nello stagno e a incanalare questo processo di diffusione della sostenibilità nelle aziende in Italia diventandone il polo più definito e un vero e proprio punto di riferimento. L’obiettivo primario oggi di LifeGate è proprio quello di aiutare le aziende che puntano sulla sostenibilità a raggiungere risultati sempre migliori attraverso un importante lavoro di consulenza e informazione. Inoltre LifeGate ha registrato il progetto “Impatto Zero®” – marchio che è comparso più di 400 milioni di volte sui prodotti che hanno aderito al progetto, andando così a veicolare su ampia scala il valore del rispetto della natura – ed è anche divenuto un operatore elettrico di energia rinnovabile incentivando dunque l’attenzione alla riduzione dei consumi e alla qualità delle risorse energetiche. LifeGate, infine, è un network di comunicazione, composto da LifeGate Radio, il portale LifeGate.it e una social community, in grado di parlare direttamente ad oltre 1 milione di persone e diffondere così i valori e la cultura della sostenibilità ambientale. Così come siamo stati in Italia promotori per lo sviluppo del biologico ora lo siamo per la sostenibilità.

Secondo lei è giusta l’impressione che tutto sommato l’ecologia nella politica, nell’economia e nella società italiana in generale non riceve l’attenzione adeguata?

Io credo che non sia del tutto giusta, almeno per quanto riguarda il nostro Paese. Infatti il consumatore, come anche il cittadino in genere, ha dimostrato che è molto sensibile alle tematiche ambientali e lo ha fatto sia attraverso le scelte dei consumi – chiedendo costantemente alle aziende un comportamento rispettoso nei confronti dell’ambiente – ma anche nel momento in cui è stato chiamato a votare, per esempio con il referendum per l’abolizione dell’energia nucleare. Il problema a mio parere sorge nel momento in cui le richieste dei cittadini arrivano al mondo della politica che spesso, o quasi sempre, tende a non curarsene minimamente. Ma il nostro lavoro ci conferma che le aziende e i cittadini sono consumatori e produttori sempre più attenti.

Quali sono i difetti che lei segnalerebbe nel campo ambientale? Sono sbagliati i contenuti o la comunicazione?

Sicuramente non è un problema di contenuti. Il fatto è che i nostri messaggi non sono destinati ad arrivare alla massa ma è già un ottimo risultato se raggiungono la metà più alta di un’ipotetica piramide (piramide non socio-economica, ma basata sulla consapevolezza delle persone) . La parte più bassa della piramide non è assolutamente interessata a questo genere di contenuti perché non gode della sensibilità e della consapevolezza necessari. Il nostro lavoro è proprio quello di impegnarci per abbassare l’asticella e fare in modo che magari il 60%, anziché un 50% scarso, della piramide sia toccata in qualche modo da certe tematiche aumentando ogni giorno il grado di consapevolezza nelle persone. Trovo che il contagio fra i singoli individui sia uno dei migliori mezzi per attivare e far progredire questo processo di educazione ambientale. Se ognuno di noi riuscisse a trasmettere in qualche maniera ad un altro la bellezza e l’importanza di certi comportamenti e abitudini sarebbe facile giungere a quel 60% di persone, di cui prima parlavamo, che agiscono in maniera consapevole. Potremmo così indirizzare a giuste scelte il sistema democratico che ci governa.

In seguito agli anni di lavoro che ci sono voluti per progettare e costruire LifeGate qual è il valore aggiunto che offre oggi alla conversione ecologica in Italia?

In futuro tutti dovranno impegnarsi per costruire quello che io ritengo essere il valore aggiunto di LifeGate: contribuire a diffondere sempre più consapevolezza riguardo le cause delle catastrofi ambientali che ci si prospettano difronte, per trovare nella pratica delle soluzioni più efficaci possibili. Esistono poche iniziative che si occupano di questo: molti, ad esempio, pretendono di salvare le specie animali o vegetali attraverso azioni nobili ma trascurano quello che è la fonte dei grandi mali che affliggono l’umanità, e cioè la mancanza di consapevolezza.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Un progetto specifico in cantiere in questo momento non c’è ma a LifeGate lavoriamo ogni giorno costantemente al grande progetto di inventare sempre nuovi metodi per raggiungere quello che è il nostro principale obiettivo: promuovere la sostenibilità ad ampio raggio per aiutarci a migliorare le sorti del nostro pianeta.

www.lifegate.it


Categories: Interviste

Tags:

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

close / chiudi