Il Comune di Città della Pieve è il primo ad adottare la nuova norma per la Certificazione di Sostenibilità Ambientale promossa dalla Regione Umbria

CesarettiL’adesione alla rete europea Alleanza per il Clima e al Patto dei Sindaci, le regole per l’edilizia sostenibile in favore di un’economia verde. Intervista a Luca Cesaretti, Assessore all’Urbanistica del Comune di Città della Pieve. a cura di Cecilia Bruschi

Il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile che il Comune di Città della Pieve ha elaborato, contiene, fra le azioni più significative in campo energetico, anche l’adozione della norma per la Certificazione di Sostenibilità Ambientale promossa dalla Regione dell’Umbria (con obbligo, per tutte le nuove costruzioni residenziali, di certificazione di sostenibilità almeno in classe C). Che cosa significa praticamente per il cittadino che si vuole costruire una casa o l’imprenditore edile che sta edificando un nuovo condominio?
Con l’introduzione dell’obbligo di certificare i nuovi edifici residenziali, ogni cittadino sarà in grado di conoscere la sostenibilità di qualsiasi nuovo edificio e potrà disporre di un metodo di valutazione oggettivo, semplice ed immediato, che ne consentirà una misurazione sia in termini assoluti che relativi. L’Amministrazione ritiene che l’adozione obbligatoria dello strumento della Certificazione di Sostenibilità Ambientale costituisce un’opportunità per tutti gli operatori del settore edilizio, i quali potranno comprendere fino in fondo tutti i fattori che ne influenzano la sostenibilità e potranno confrontare tra loro le variabili dei diversi aspetti costruttivi che concorrono alla definizione e realizzazione del “sistema” edificio.

Quali sono le principali motivazioni che hanno spinto l’amministrazione ad adottare questa scelta? Come se ne prevede l’attuazione?
In primo luogo si tratta di motivazioni culturali, tradotte poi in azioni politico-programmatiche, che l’amministrazione si è data fin dal primo giorno del suo insediamento, avvenuto nel mese di giugno del 2009. Motivazioni che ci hanno spinto ad aderire subito al Patto dei Sindaci, a contabilizzare le nostre emissioni e pianificare azioni concrete che da qui al 2020 ci consentano di rientrare nel protocollo clima-energia del 20-20-20. Oggi sappiamo che per Città della Pieve l’ammontare delle emissioni di CO2 è pari a circa 40.000 tonnellate e che una riduzione del 20% entro il 2020 significa diminuire le emissioni di almeno 7.200 tonnellate. Introdurre l’obbligo della certificazione di sostenibilità consentirà di abbattere entro il 2020 almeno 400 t di CO2. Inoltre siamo convinti che una decisione di questo tipo contribuirà a far crescere il livello culturale medio del settore edilizio preparando al meglio gli operatori del comparto che, in attesa del prossimo ciclo edilizio, dovranno trovarsi preparati nei confronti dei prossimi scenari che vedranno un mercato sempre più all’insegna del green. L’attuazione sarà curata dall’ufficio comunale urbanistica/edilizia privata di concerto con la Regione Umbria e l’Arpa Umbria. D’ora in poi il rilascio del titolo abilitativo, necessario per costruire un nuovo edificio residenziale, sarà subordinato ad una certificazione preventiva da parte dei tecnici dell’Arpa che prima del rilascio del certificato di agibilità dovranno verificare il rispetto delle previsioni progettuali.

L’utilizzo di questa nuova norma coinvolge solo i privati cittadini, e quindi l’edilizia residenziale, o riguarda in qualche modo anche la costruzione di edifici industriali e commerciali?
Per il momento coinvolge soltanto il settore residenziale e questo perché, allo stato dei fatti, il protocollo della certificazione di sostenibilità adottato dalla Regione Umbria non considera gli edifici industriali, commerciali e artigianali. In questo settore, per il momento, abbiamo predisposto e adottato ai sensi della L.R. 1/2004, delle linee guida per la Commissione Comunale per la Qualità Architettonica e del Paesaggio. In particolare si tratta del “Documento guida sui principi e sui criteri compositivi e formali degli interventi di riferimento per l’emanazione dei pareri relativi a nuovi edifici nelle aree industriali, artigianali e commerciali”. Tale documento ha l’ambizioso obiettivo di fornire un contributo per migliorare la qualità del costruito nelle aree produttive, sia dal punto di vista architettonico che urbanistico. Non appena sarà disponibile la versione del protocollo anche per questi edifici lo prenderemo senz’altro in considerazione.

In che maniera le cittadine e i cittadini ne trarrebbero vantaggio? Avete dovuto superare qualche resistenza da parte loro?
Per i cittadini che scelgono di costruire o acquistare una casa certificata il vantaggio principale è quello di riuscire a comprendere fino in fondo quali saranno le caratteristiche qualitative e prestazionali del proprio edificio o appartamento, le quali caratteristiche saranno garantite da un processo di certificazione di un ente terzo ed autorevole come l’Arpa Umbria. Per i cittadini più virtuosi sono previsti importanti riduzioni del contributo di costruzione che vanno dal 30% per la classe “B”, fino al 50% per la classe “A+”. Si prevede, inoltre, una premialità volumetrica pari al 10% per la classe “B” e 20% per la classe “A”.
Naturalmente le regole che ci siamo dati prevedono anche delle sanzioni per chi, in fase di certificazione definitiva, non dovesse rispettare la classe di sostenibilità ottenuta in sede di pre-certificazione. In quanto alle possibili resistenze rilevate da parte dei cittadini, direi che non ce ne sono. Anzi molti cittadini chiedono con forza azioni politiche in questa direzione e, semmai, pretendono, a ragione, maggiore trasparenza del mercato e semplificazione amministrativa, con poche regole, ma che siano chiare e univoche; insomma, direi, un approccio più anglosassone.

La nuova norma sembra vincolare solo le nuove costruzioni. Una grossa fetta del patrimonio immobiliare è però esistente. Ci sono misure previste nella ristrutturazione di questi edifici? Come valuta i possibili interventi per la valorizzazione del patrimonio edilizio già esistente?
No, per l’esistente ci affidiamo agli incentivi nazionali per la riqualificazione energetica e aspettiamo di vedere quali ripercussioni avrà la recente direttiva europea, la 2012/27/Ue, con cui si chiede agli Stati membri di risparmiare energia fissando obiettivi nazionali indicativi di efficienza energetica. Di notevole interesse il Capo II, relativo all’efficienza nell’uso dell’energia, in cui agli articoli 4 e 5 vengono trattate, appunto, le “Ristrutturazioni di immobili” e il “Ruolo esemplare degli edifici degli enti pubblici”. In particolare si precisa che ogni Stato membro dovrà prevedere “una strategia a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati”.
Credo che nei prossimi anni la riqualificazione energetica, intimamente legata ad azioni di rigenerazione urbana e riqualificazione architettonica del patrimonio edilizio esistente, rappresenterà il vero motore trainante di tutto il comparto delle costruzioni.

Con l’adozione della Certificazione di Sostenibilità Ambientale il Comune vuole favorire un’edilizia di qualità come elemento della conversione verso l’economia verde del territorio. Avrà questo effetto? Quali sono gli ostacoli principali a livello locale e nazionale?
Sono convinto che il più grande privilegio e dovere della politica sia quello di riuscire a stimolare ed indirizzare dinamiche e processi virtuosi capaci di migliorare il benessere dei cittadini, senza compromettere le esigenze e i bisogni delle future generazioni. Con questo obiettivo abbiamo interpretato la necessità di provare a incentivare un nuovo modello di sviluppo in uno dei settori (quello dell’edilizia) tra i più energivori e, per alcuni aspetti, poco incline all’innovazione. Anche per queste ragioni sono convinto che per ottenere l’effetto sperato, ben espresso nella sua domanda, la certificazione da sola non sia sufficiente, ma occorrono piuttosto azioni complementari che siano in grado di accompagnare tutti gli operatori del settore verso un nuovo modo di pensare e fare architettura. Penso, ad esempio, al ruolo centrale che potrebbe svolgere la formazione pensata per i committenti, i professionisti, gli artigiani e le maestranze, insomma per tutti gli attori coinvolti in un settore con un alto contenuto scientifico e tecnologico.

Città della Pieve è un caso atipico o solo tra i primi a imboccare la strada di un’edilizia secondo la norma per la Certificazione di Sostenibilità Ambientale promossa dalla Regione dell’Umbria?
Spero tutti e due, nel senso che per il momento, almeno in Umbria, siamo gli unici, ma voglio sperare che presto altri comuni seguano la strada indicata dalla Regione. Sono fiducioso perché questo dicono i dati. Nel merito si può citare il rapporto ONRE Legambiente 2013, presentato poche settimane fa a Milano, in cui si registra una crescita di innovazione e sostenibilità nel panorama dell’edilizia italiana con una spinta “dal basso”. Una spinta che proviene proprio da più di 1000 Comuni italiani che hanno modificato i propri regolamenti edilizi per inserire nuovi criteri e obiettivi energetico-ambientali, in modo da migliorare le prestazioni delle abitazioni e la qualità del costruito.

www.comune.cittadellapieve.pg.it


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