Basta morti sul lavoro! Chiediamo sicurezza per i lavoratori bengalesi

rana_plazaMercoledì 24 aprile migliaia di operai si sono recati come sempre presso una delle fabbriche in cui lavoravano situate nel palazzo Rana Plaza a Savar, Dhaka. Gli era stato detto di tornare al lavoro nonostante solo il giorno prima fossero state notate grosse crepe nello stabile. Oltre 370 di questi lavoratori sono morti e più di mille sono rimasti feriti quando quello stesso giorno l’edificio è crollato, intrappolandoli sotto tonnellate di macerie e di macchinari. Quando è avvenuta la tragedia i lavoratori morti e feriti stavano producendo capi di abbigliamento per marchi europei e nordamericani. Un certo numero di marchi ha già riconosciuto l’esistenza di rapporti con queste fabbriche, tra cui Primark (UK / Irlanda), Bon Marche (UK), Joe Fresh (Loblaws, Canada), El Corte Ingles (Spagna) e Mango (Spagna). Etichette e ordini dell’italiana Benetton sono state ritrovate tra le macerie. Altri marchi sono ancora in fase di identificazione. (Abiti puliti) Leggi tutto


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3 replies »

  1. Quello che fa arrabbiare di più, a mio parere, è il messaggio subdolo delle pubblicità delle case che producono gli abiti confezionati in paesi come il Bangladesh (vedi Benetton): nelle immagini di promozione del marchio Benetton da sempre si punta sul fattore dell’apertura alla multiculturalità che trasporta un segno di democrazia e tolleranza. Poi si scopre che le donne che indossano felici gli abiti colorati e alla moda sono le stesse che muoiono di stenti (perchè sottopagate) o peggio sotto le macerie mentre li stanno confezionando. Insomma ci piace anche un po’ essere presi in giro o ce ne freghiamo completamente?

  2. Articolo molto interessante… di sicuro non sempre i soliti consigli triti e ritriti… grazie per lo spunto.

  3. Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

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