Una consultazione pubblica per l’agenda digitale dell’Umbria

umbriadigitale_intervistaL’importanza di costruire reti di conoscenza, il tentativo di agevolare l’alfabetizzazione digitale, la sostenibilità di un processo di scambio democratico e trasparente. Intervista a Stefania Cardinali, responsabile del Sistema informativo regionale della Regione Umbria. a cura di Cecilia Bruschi

La Regione Umbria, rispetto all’Agenda digitale dell’Umbria 2013-2014, parla della volontà di costruire “reti di conoscenza” piuttosto che “reti tecnologiche”. Che cosa intendete con “reti di conoscenza” e chi ne dovrebbe far parte?
In passato la Regione Umbria ha investito molto in infrastrutture e servizi per la tecnologia, ma purtroppo questo sforzo non è stato sufficiente a favorire la crescita della regione e soprattutto queste infrastrutture sono state utilizzate in maniera troppo frammentaria. Si sono create sì delle conoscenze per l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione ma queste sono comunque rimaste sparse nel territorio. Per fare un passo in più verso la crescita digitale non ci possiamo permettere ancora di mantenere dei capitali cognitivi localizzati, senza metterli in rete in modo che avvenga uno scambio sulle conoscenze acquisite. Quindi il nuovo paradigma che noi portiamo avanti come rete di conoscenza si basa sulla capitalizzazione della parte intellettiva, relazionale e sociale, un elemento che rimane di solito circoscritto a determinati ambiti. Con quella che noi chiamiamo “infrastruttura cognitiva” ci aspettiamo di dare un impulso alla crescita del territorio. Crediamo che tale paradigma possa in realtà essere utilizzato per vari ambiti d’intervento e non solo per quanto riguarda le tecnologie digitali, le quali interessano in maniera trasversale tutto il territorio. Un patrimonio di conoscenza da sfruttare e condividere è, infatti, indispensabile a qualsiasi tipo di disciplina.
Per quanto riguarda i soggetti da coinvolgere inizialmente si è pensato prevalentemente alle amministrazioni locali, ma ci siamo resi conto che questo non è sufficiente è invece necessario costruire un percorso di condivisione delle idee (come è stato fatto con l’ideario di #umbriadigitale) con i singoli cittadini. Fornire un’idea non significa esprimere soltanto un bisogno, ma impegnarsi per raggiungere l’obiettivo prefisso mettendo a disposizione le proprie risorse e capacità. Ora è necessario dare una sistematicità alle idee pervenute per capire quali possono essere realizzate a breve e quali serviranno invece a costruire l’agenda digitale della Regione Umbria per la programmazione dei fondi strutturali 2014-2020. Questo nostro percorso è, infatti, soltanto all’inizio e intendiamo servirci di tali consultazioni pubbliche anche in seguito, a cammino già avviato. Il buon utilizzo di questi fondi ci permetterà così di creare crescita e lavoro, servendoci proprio delle nuove tecnologie digitali.

L’idea di consultare i cittadini attraverso un “ideario digitale” all’interno dell’evento “#umbriadigitale” che ne raccolga i suggerimenti, quali risultati ha prodotto finora? In quali altri contesti questo metodo, che raccoglie idee e suggerimenti, potrebbe trovare una sua applicazione?
Il metodo partecipativo è alla base della programmazione e la Regione Umbria l’ha già adottato in passato attraverso per esempio il Tavolo dell’Alleanza, al quale partecipano tutti gli stakeholder, o attraverso il canale “e-democracy”, presente nel nostro sito, dove si offre la possibilità di partecipare alle idee per la programmazione con il proprio contributo. Questa dell’ideario è una novità soprattutto perché ci siamo serviti in maniera diretta delle tecnologie digitali. La consultazione ha avuto molto successo, sono arrivate 109 idee con oltre mille interventi che serviranno a definire le linee della prossima programmazione.

A #umbriadigitale sono stati invitati diversi stakeholder partendo da Eurochocolate a Umbria Jazz fino all’Arpa Umbria. Come si immagina il dialogo fra questi attori così diversi fra loro e che ruolo assume la Regione Umbria in questo contesto?
Gli interventi dei vari stakeholder durante le giornate di #umbriadigitale sono a testimonianza dell’innovazione. Questi attori, che nel territorio sono cresciuti contribuendo a creare sviluppo e cambiamento, sono oggi in grado di offrire un importante contributo alla Regione con le loro idee portando avanti un obiettivo comune. Oltre a questa collaborazione in fase di programmazione la Regione Umbria intende anche coinvolgere gli attori, sia del pubblico che del privato, alla realizzazione dei progetti e questo avverrà tenendo conto della loro disponibilità e delle loro risorse.

Invece come si compone questa “community” digitale, chi ne fa realmente parte e qual è la funzione dell’ente Regione Umbria nei confronti dei singoli membri di questa comunità virtuale?
Un esempio concreto di come ci stiamo muovendo può essere dato dal lavoro, tuttora in atto, che riguarda la messa in rete dello Sportello Unico per le Attività Produttive. Nella nostra legge regionale di semplificazione è previsto un fondo che viene distribuito fra gli enti locali per modificare il loro assetto organizzativo in funzione della semplificazione dei processi. Per fare questo è stato indetto un bando non competitivo in cui tutti gli enti che partecipano riceveranno un contributo, aderendo però in maniera partenariale. Questo significa che la progettazione avverrà in forma partecipata e che, per agevolare questo processo, verranno anche offerte ai singoli enti le linee guida per l’applicazione del codice amministrativo digitale e dei processi per lo sportello unico. Queste linee di funzionamento verranno poi trasmesse ai vari ordini regionali, i quali dovranno quindi confrontarsi con gli enti per trovare un sistema condiviso di lavoro. Tutto ciò richiede un dialogo continuo e trasparente fra i vari attori, che si serve appunto della rete internet, in modo che tutti possano contribuire alla diffusione e alla crescita della conoscenza.

Nel confronto con le altre Regioni italiane, che lavorano anch’esse all’agenda digitale, quali sono gli elementi comuni e quali gli spunti offerti?
C’è una necessità di integrarsi e di mettere in rete le conoscenze che emerge con chiarezza dal confronto fra le varie regioni. La Regione Marche ha portato l’esempio del “cloud computing”, la cosiddetta nuvola informatica, che permette di condividere informazioni in rete e che è pensata per ospitare anche i servizi del pubblico. Lo stesso Tavolo delle Regioni prevede delle tavole comuni per la programmazione comunitaria proprio con lo scopo di proporre una collaborazione, sul tema del digitale, di tipo trasversale fra le varie regioni. Sempre più si tende al riutilizzo di piattaforme o sistemi informatici già in uso presso altre regioni. Un esempio è di nuovo quello della messa in rete dello Sportello Unico per le Attività Produttive, per il quale la Regione Umbria ha fatto un investimento sull’acquisto di una piattaforma digitale che poi è stata riutilizzata dal Comune di Trieste. Questo ci sembra il sistema ideale da seguire anche per il futuro.

Questo è solo il primo passo di un lungo percorso che la Regione compie in direzione della cosiddetta “Crescita digitale”, che riguarda la programmazione 2014-2020. Quale impatto prevede che questa “Svolta digitale” potrà avere nella vita quotidiana dei cittadini nel prossimo futuro?
Nella nostra regione abbiamo un problema da non sottovalutare che è proprio quello dell’alfabetizzazione digitale, il quale rimanda di conseguenza alla questione dell’inclusione sociale. Essa riguarda in modo principale la popolazione più anziana e i cosiddetti “immigrati digitali” cioè quelli che appartengono a una generazione che non è in grado di utilizzare le nuove tecnologie. La Regione sta investendo molto per la creazione di strumenti che servano a facilitare l’accesso ai servizi digitali da parte dei cittadini che appartengono a questa fascia d’età. In questo senso è molto importante anche la creazione di una rete all’interno delle scuole e delle imprese. Basti pensare che soltanto la metà delle imprese presenti in Umbria utilizza internet per lavorare e l’altra metà non ne riconosce in alcun modo l’utilità. Per questo è necessario un lavoro di diffusione di conoscenza per creare consapevolezza sull’importanza di questa risorsa. Anche nelle scuole è stato fatto un accordo con il MIUR con il progetto classe 2.0 proprio con l’idea di creare le infrastrutture adatte per collegare le diverse scuole attraverso la rete.
La sostenibilità per noi risiede proprio nel riuscire a utilizzare in maniera sinergica le risorse a disposizione investendo le energie di tutti per un obiettivo comune, riducendo al minimo gli sprechi e attivando un processo di scambio democratico.

www.umbriadigitale.it


Categories: Interviste

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7 replies »

  1. Bell’articolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

  2. bel servizio da provare, complimenti per il blog 😉 Continuo a seguirvi, aspetto con ansia nuovi aggiornamenti!!

  3. Complimenti, questo post ha davvero stimolato il mio interesse.

  4. Articolo interessante e colgo l’occasione per complimentarmi per questo sito! veramente ben fatto e con tanti articoli utili!

  5. Questo e’ il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che però in realta’ vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si e’ parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

  6. Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

  7. Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

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