Come e perchè investire in un evento sostenibile

cesare_buffone_punto3I vantaggi della riduzione degli impatti ambientali, la metodologia della Certificazione Eventi Sostenibili® ICEA, la sfida della gestione sostenibile di eventi complessi. Intervista a Cesare Buffone, Punto3, Ferrara. a cura di Cecilia Bruschi


Quali sono i vantaggi dati dalla realizzazione di un evento sostenibile (per chi organizza, per i visitatori e per l’area che li ospita) rispetto a uno tradizionale?
I vantaggi di un evento sostenibile dipendono dal promotore dell’iniziativa, se esso è pubblico o privato le sfere che vengono toccate variano insieme agli obiettivi che ci si pone. I vantaggi principali, comuni a entrambi, sono sicuramente la riduzione degli impatti ambientali (attraverso una gestione ottimizzata della fase di progettazione) insieme alla valorizzazione delle peculiarità etico-sociali dell’evento (tramite la realizzazione di una filiera dei servizi a km zero che funga da veicolo di supporto per il territorio che lo ospita).

Se parliamo di eventi pubblici, la sensibilizzazione e l’esortazione a nuovi stili di vita più sostenibile può essere considerato senza dubbio un vantaggio. Il visitatore, infatti, in tale contesto è più aperto alle sperimentazioni e risulta quindi più facile orientarne i comportamenti verso le buone pratiche ecologiche (attraverso per esempio l’adozione di sistemi per la raccolta differenziata, il catering biologico o l’area Fair Trade). In caso di un evento privato, invece, – considerato il fatto che molte aziende negli ultimi decenni hanno attivato un percorso di corporate social responsability con delle politiche strategiche della sostenibilità – l’evento pubblico diventa il fulcro della propria comunicazione esterna, proprio perché offre la possibilità di mostrare in maniera coerente e diretta i propri principi di sostenibilità aziendali.

Come si calcola la sostenibilità di un evento?
Il sistema per calcolare questo tipo di eventi è molto complesso, proprio perché la sostenibilità gode di un’accezione molto ampia e deve tenere in considerazione gli aspetti legati a tre sfere principali: quella economica, ecologica ed etico-sociale. Per fare questo esistono diverse metodologie da seguire che mirano a valutare non solo gli aspetti legati alla Carbon Footprint dell’evento, ma anche tutti i benefici ad esso correlati. La nostra azienda nel 2007 ha sviluppato, con il contributo dell’Università di Bologna, una metodologia scientifica per la valutazione della sostenibilità degli eventi (Sustainable Event Screening) che analizza su più livelli ogni scelta associata all’evento, dalla fase organizzativa fino allo smantellamento finale. Essa viene utilizzata per valutare la sostenibilità di un evento secondo il disciplinare di Certificazione Eventi Sostenibili® ICEA.

A proposito di questo, a livello locale sono nati negli ultimi anni i primi marchi delle Ecofeste… come si fa, invece, ad ottenere il marchio di Certificazione Eventi Sostenibili® ICEA e a che livello esso opera?
I primi bandi pubblici emanati per rilasciare i marchi delle “ecofeste” nascono all’inizio degli anni 2000. Il primo marchio in assoluto è stato rilasciato dalla Provincia di Parma che, nel 2003, ha scelto di supportare il neonato progetto Ecofeste. Questi progetti, allora come oggi, vengono finanziati soprattutto da Enti a scala locale con l’obiettivo principale di ridurre il carico di rifiuti associato alle sagre e feste locali, promuovendo l’acquisto di stoviglie in vetroceramica e lavastoviglie professionali in sostituzione dei vecchi monouso in plastica.

La Certificazione Eventi Sostenibili® ICEA opera invece a livello nazionale. È il primo disciplinare a nascere in Italia nel 2007 e tende a considerare non solo l’impatto ambientale ma anche i valori etico-sociali legati agli eventi che certifica. Esso prevede un percorso che parte da un primo screening dell’evento attraverso l’individuazione dei punti critici, quelli di forza e infine quelli di miglioramento. Qualora l’evento superi la soglia minima di sostenibilità si decide di rilasciare un marchio, definito “promotional use”, che valorizza l’impegno degli organizzatori ad adottare una politica di sostenibilità ambientale già in fase di pre-evento. Questo serve a promuovere l’evento nel suo momento di maggiore visibilità, tenendo conto del fatto che una vera e propria analisi del suo impatto ambientale può avvenire solo ad evento concluso, attraverso la redazione di un report finale che tiene in considerazione le varie fasi di valutazione. In seguito ad una verifica accurata durante l’evento, si valuta in maniera definitiva il livello di sostenibilità e si rilascia la certificazione con un marchio che segue un punteggio che va dalla classe A+ alla C.

Qual è il futuro per la certificazione? Prevede un’evoluzione verso standard più rigidi, che coinvolga anche il settore dei trasporti, per esempio, oltre a quello dei rifiuti etc…?
È necessario dire che esiste già a livello internazionale la certificazione “ISO 20121”, recentemente recepita anche a livello nazionale (il 12 settembre scorso) dal comitato italiano di normativa UNI. Questa, a differenza della certificazione Eventi Sostenibili® ICEA (la quale opera prevalentemente in ambito nazionale e che è uno standard di prestazione), definisce a livello internazionale le linee guida per l’implementazione di un sistema di gestione organizzativa sostenibile degli eventi. La ISO 20121, è applicabile non solo agli organizzatori, ma anche alle location per gli eventi e a tutti i soggetti della filiera (allestitori, catering, service audio-video, etc…). L’obiettivo è proprio quello di creare una rete di soggetti che siano allineati e che abbiano le competenze per organizzare, in tutte le sue fasi, un evento sostenibile .

Tutti i generi di eventi sono declinabili nella versione ecologica? O ne esistono di anti-ecologici di per sé (vedi il Gran Premio di Monza)?
Esistono degli eventi con un impatto ambientale maggiore rispetto ad altri perché, per esempio, presentano delle difficoltà di gestione dell’area in cui si presentano. Un festival realizzato all’interno di un parco protetto, distante dalla rete fognaria e senza allaccio alla rete elettrica, ha un’impronta ambientale sicuramente maggiore rispetto a un congresso che si tiene all’interno di una struttura che gode di una posizione più facilmente raggiungibile e che, magari, possiede una certificazione ISO 14001, se non addirittura la ISO 20121. Poi esistono dei casi più difficili, come quello del GP di Monza, in cui la sfida sta proprio nel riuscire ad applicare dei criteri di gestione della sostenibilità anche a eventi che presentano tale complessità intrinseca. In questo caso si può agire su aspetti come il trasporto indotto o, per gli impatti non altrimenti evitabili, su azioni di compensazione.

A volte si trovano eventi che presentano delle criticità anche nella percezione del loro pubblico, ma che nonostante ciò sono riusciti ad innescare dei meccanismi positivi per il benessere del territorio in cui nascono e che, col tempo, hanno acquisito anche dei riconoscimenti per questo. Un esempio è il lavoro che abbiamo recentemente svolto con Sviluppumbria e il Comune di Perugia sul progetto denominato ZEN (Zero-impact Event Network), volto a sviluppare una metodologia condivisa per ridurre l’impatto di eventi e manifestazioni sui centri storici e sul patrimonio culturale. In tale contesto abbiamo analizzato la sostenibilità di tre eventi importanti, come Umbria Jazz, il Festiva Internazionale del Giornalismo ed Eurochocolate. Umbria Jazz, per esempio, inizialmente veniva percepito con estrema insicurezza dagli abitanti perché portava grandi folle di gente e c’erano allora i problemi legati alla sicurezza e all’ordine pubblico. Oggi invece è stato fortemente rivalutato per il suo grande potere di indotto economico e come importante risorsa del territorio umbro.

Vista la sua esperienza, qual è l’andamento della sostenibilità degli eventi in Italia? Ha riscontrato un aumento dell’attenzione verso le Ecofeste da parte di imprese ed enti pubblici o la strada è ancora lunga da percorrere?
C’è indubbiamente un crescendo dell’attenzione verso gli eventi sostenibili da parte degli enti pubblici nel nostro paese, vedi la nascita delle numerose Ecofeste e sagre ecologiche, ma c’è anche una volontà importante di scambiare buone prassi sulla qualità gestionale degli eventi sostenibili tra i vari paese dell’UE. In più l’aumento della consapevolezza da parte dell’opinione pubblica spinge in maniera forte le aziende a investire nei settori della sostenibilità applicando politiche adatte anche a livello aziendale. Molte di queste hanno già scelto, infatti, di dotarsi della certificazione per gli eventi sostenibili “ISO 20121” e questo rappresenta un segnale forte del percorso che è stato già intrapreso.

Quale consiglio darebbe ai giovani che intendono avvicinarsi al suo stesso tipo di professione? Come si diventa certificatore? Qual è la sua qualifica e il percorso che ha fatto per ottenerla?
Il mio lavoro è quello di consulente per l’organizzazione di eventi sostenibili e durante il mio percorso di formazione ho acquisito competenze intrasettoriali ed intersettoriali in ambito ambientale e della sostenibilità. Lo stesso corso di Laurea in Scienze Ambientali è servito ad allargare l’interesse anche alle attività antropiche nell’ambiente e tutto il mio percorso universitario è stato il punto di partenza della mia attività lavorativa oggi.

La tesi di laurea riguardava infatti la gestione sostenibile del Rototom Sunsplash nella sua edizione 2008. L’intento era proprio quello di capire se un sistema di gestione sostenibile fosse applicabile anche agli eventi di cultura e spettacolo, in un periodo in cui ancora non esisteva la ISO 20121 e la BS 8901 (antesignana della norma ISO) era appena nata in Inghilterra. La mia dunque è stata un po’ una scommessa e una sfida che nel tempo mi ha portato a coniugare i due ambiti – quello dell’ambiente e degli eventi in genere – che mi interessava affrontare fin dal principio. Il consiglio è, dunque, quello di cercare di acquisire un ampio range di competenze, sia sul mondo degli eventi che su quello della sostenibilità, frequentando ad esempio master e corsi post-laurea dedicati in maniera specifica a questa tematica.

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