La comunicazione mediatica e la scienza

Leonardo_decosmo_pvL’attività didattica e formativa del giornalismo scientifico, il lavoro per il reperimento delle notizie sul campo, l’importanza dei valori etici nella comunicazione mediatica. Intervista a Leonardo De Cosmo, collaboratore del Canale Scienza e Tecnica di ANSA. a cura di Cecilia Bruschi


Operando nel campo della ricerca scientifica, quali sono le difficoltà principali che deve affrontare nel suo lavoro quotidianamente?
Sono due le situazioni che ci troviamo ad affrontare nel nostro lavoro: la ricerca delle notizie di carattere scientifico (che nascono dalle pubblicazioni scientifiche o che ci vengono comunicate direttamente dai grandi enti di ricerca) e il reperimento delle notizie sul campo (che ci arrivano dalla voce dei relatori scientifici durante i convegni e le conferenze che essi tengono su queste tematiche).

La difficoltà nel primo caso sta nel riuscire a rendere interessante per un grande pubblico un argomento che è di per sé molto tecnico e che, seppur molto importante, non è di facile comprensione. Per renderlo più comprensibile, e anche appetibile, senza banalizzarlo spesso bisogna forzare un po’ la mano e qui entra in gioco la professionalità e l’etica del giornalista che deve essere in grado di fare una corretta comunicazione dando concretezza alla notizia. Difficile è anche trovare ogni giorno il numero di notizie che l’editoria richiede. Questo è un lavoro di selezione costante dove con il tempo si affina la sensibilità a cogliere i piccoli fatti, apparentemente poco importanti, ma che in sé portano una rivoluzione. Saper riconoscere questa rivoluzione in anticipo è quello che appaga di più un giornalista. Un esempio palese è quello delle nanotecnologie, così difficili da comunicare tanto da rendere il loro discorso ripetitivo ma, per il fatto che si stanno espandendo in maniera velocissima e che cambieranno la vita di ognuno in maniera decisiva, rappresentano la grande rivoluzione del momento. Per questo continuiamo a parlarne.

Per quanto riguarda invece la ricerca delle notizie sul campo queste devono essere letteralmente scovate dal giornalista che si trasforma in una sorta di detective, dove l’abilità sta proprio nel riuscire a tirar fuori dalle parole degli scienziati gli elementi chiave per comporre quella che sarà la notizia da divulgare. Spesso gli stessi ricercatori non sono consapevoli del serbatoio di informazioni che portano con sé e così capita che di alcune cose non ne parlino nemmeno, perché si può dire che per loro siano concetti abituali. Quando il giornalista sa cogliere la possibilità di trasformare quello che gli viene detto in un bell’articolo allora arriva la soddisfazione per aver fatto bene il proprio lavoro.

Le tematiche ambientali quando diventano una notizia? Ce ne sono di più appetibili di altre?
Ci sono alcuni argomenti che fanno più clamore di altri ma la cui sovraesposizione ne fa morire l’appetibilità nel tempo. Un esempio è quello degli OGM che fino a poco tempo fa ricevevano un’attenzione forte ma che oggi hanno calato la loro audience, oppure quello dei cambiamenti climatici che ormai non suscitano più interesse anche quando vengono resi noti dei dati estremamente allarmanti, come è avvenuto in questi giorni con l’uscita del quinto report IPCC sul clima.

In che maniera le nuove tecnologie influenzano oggi la veicolazione delle notizie e, vista la sua esperienza di formazione con i ragazzi, come i giovani vi si approcciano?
Certamente l’utilizzo della rete informatica ha rivoluzionato il modo di lavorare nel campo della comunicazione e influenza soprattutto chi vi lavora “in tempo reale”, e cioè agenzie e quotidiani. Il rischio che si corre oggi, secondo me, è quello di una mancanza di autorevolezza delle fonti (vedi i social network che sostituiscono la voce dei parlamentari e dei politici etc..). È necessaria infatti un grossa assunzione di responsabilità da parte di chi divulga le notizie, proprio perché altrimenti la moltitudine delle chiacchiere online può essere fuorviante rendendo impossibile il riconoscimento del fatto reale. In realtà io trovo che le nuove tecnologie, e nel nostro caso internet, contengano anche una netta valenza democratica. Infatti in rete si può trovare la voce istituzionale ma anche la visione assolutamente opposta ad essa. Questo amplia notevolmente la possibilità dell’utente di crearsi una propria capacità critica trovando un personale punto di vista sull’argomento che si trova ad analizzare.

E questo non crea, secondo lei, delle difficoltà ai giovani che forse sono i più vulnerabili in questo senso, proprio perchè con meno esperienza?
Al contrario io credo che ad essere più spaesate siano le persone che appartengono alle generazioni precedenti, quelle meno esperte di nuove tecnologie. I giovani, che invece hanno imparato a muoversi bene in internet, sono quelli che meglio riescono a coglierne i meccanismi e difficilmente rimangono intrappolati dentro le maglie della comunicazione.

Quando si lavora all’interno di un’agenzia giornalistica si ha anche a che fare con notizie cosiddette “embargate”, che cosa significa esattamente?
I giornali e le agenzie di stampa hanno diritto ad accedere prima degli altri alle pubblicazioni scientifiche in modo da avere tempo per gestire le informazioni ricevute e poterle divulgare nella maniera corretta. Se l’embargo viene violato la notizia viene bruciata e si possono creare anche dei danni di immagine abbastanza forti. A volte non è facile controllare appieno gli embarghi delle notizie nonostante esistano delle regole abbastanza severe.

In quali casi l’etica della comunicazione può divenire un vincolo alla divulgazione delle notizie?
Se un giornalista riesce ad essere veramente libero nel suo mestiere deve essere in grado di non divenire un megafono per gli altri e di porre anche le domande scomode se necessario, in modo da offrire più punti di vista e spunti di riflessione possibili a chi guarda, ascolta o legge. Questo contribuisce alla costruzione di un processo democratico che parte dai media e che coinvolge la società intera.

www.ansa.it/scienza/

 


Categories: Interviste

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