Agricoltura Biologica, i produttori umbri presentano le loro richieste alla II Commissione Consiliare

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Foto da aiab.it

“Lo sviluppo del settore e la tutela del territorio necessitano di coerenza e precisi obiettivi”

Si è tenuto il 17 febbraio scorso a Perugia, l’incontro convocato dalla II Commissione Consiliare per ascoltare le istanze di chi rappresenta il settore dell’agricoltura biologica in Umbria.  All’audizione, presieduta dal Presidente Gianfranco Chiacchieroni, hanno portato il loro contributo il presidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica Vincenzo Vizioli ed alcuni produttori e titolari di aziende bio. Le proposte presentate a Palazzo Cesaroni, sono le stesse con cui ci eravamo lasciati a fine novembre in occasione del convegno organizzato dall’AIAB: darsi degli obiettivi precisi di sviluppo ragionati sulla realtà territoriale, aprire misure mirate e coerenti preoccupandosi poi di sostenerne l’attuazione; differenziare significativamente l’entità dei premi tra biologico e integrato; assumere una posizione forte “No OGM” e più in generale di salvaguardia del territorio nazionale, considerato che il settore del biologico è l’unico in crescita e che rappresenta il 40% del bilancio comunitario.

Siamo in un periodo delicato e i due elementi che lo caratterizzano consistono nell’attuale stato di programmazione del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 e in un’auspicata maggior attenzione agli “acquisti verdi” da parte della pubblica amministrazione (GPP, Green Public Procurement). Tra l’altro, in questa campagna elettorale permanente che in sette anni ha visto l’alternarsi di sette differenti ministri, nessuno mai ha speso una parola per l’agricoltura, nonostante questo sia l’unico settore in costante crescita anche in tempi di crisi. Di questo gli agricoltori sono consapevoli e pertanto chiedono il giusto riconoscimento da parte della politica e chiedono che gli strumenti messi in campo garantiscano loro  di crescere e migliorare.

Quest’anno è stato ignorato il decreto interministeriale firmato da Nunzia De Girolamo, con i ministri della Salute Beatrice Lorenzin, e dell’Ambiente Andrea Orlando, che vieta in modo esclusivo la coltivazione di mais geneticamente modificato MON810 sul territorio italiano. Non solo c’è stata la semina, ma a questa hanno seguito anche la raccolta e la vendita con inquinamenti di fondo verificati del 10%. “Ad essere a rischio – ha detto il presidente di AIAB Vincenzo Vizioli – è tutta l’agricoltura di qualità Italiana ma soprattutto il settore biologico. In caso di contaminazione, infatti, produttori e cittadini consumatori che hanno scelto un modello sostenibile di agricoltura vengono automaticamente messi fuori gioco”. Gli agricoltori biologici umbri chiedono una posizione forte da parte della Regione Umbria, dal momento che nel nostro territorio gli OGM non hanno senso.

I veri strumenti per mettere in campo politiche agricole all’altezza della situazione, in grado di investire a favore dell’impresa agricola e della salvaguardia del territorio sono proprio i Piani di Sviluppo Rurale che purtroppo negli ultimi anni non hanno brillato per coraggio innovativo. Il caso eclatante del precedente PSR di favorire solo poche grandi aziende, lasciando scoperte dai premi le piccole e medie che caratterizzano il tessuto economico agricolo umbro, dimostra ad esempio, che sarebbe opportuno stabilire un limite massimo di 100mila euro ad impresa per il sostegno agli aiuti previsti dagli articoli 29 e 30 del bando.

Altro tema affrontato stamani a Palazzo Cesaroni riguarda il sottoprogramma della zootecnia: quale modello deve perseguire la nostra Regione? Vizioli ha sottolineato che  “è urgente e necessario ridare ruolo e vitalità alle zone montane: pascoli, erbai e prati pascolo hanno una valenza agronomica strategica dal momento che il bio è un investimento di cui beneficiano suolo e collettività: una maggiorazione di premio andrebbe riconosciuta queste aziende così come a quelle senza zootecnia del comprensorio ma collegate strutturalmente ad imprese con zootecnia biologica non in grado di autoprodurre le unità foraggiere necessarie.

Infine, secondo i rappresentanti del settore bio regionale, il PSR dovrebbe riconoscere maggiore sostegno all’Agricoltura Sociale, modello di welfare tra i più efficaci che ha nell’agricoltura biologica un essenziale strumento operativo. “Tale questione – ha annunciato il presidente Chiacchieroni – sarà affrontata assieme a quella delle fattorie didattiche e degli agriturismi entro il 31 marzo prossimo, data in cui verrà depositato il testo unico sull’agricoltura”. (Aiab Umbria)


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