Un approccio olistico alla sostenibilità delle produzioni

TarkettL’approccio globale ai fattori della tutela ambientale e della sostenibilità dei processi, la visione ampia e lungimirante della condivisione delle buone pratiche e l’impegno nei confronti del territorio. Intervista a Sara Veritieri, responsabile Environment Tarkett Spa, Narni Scalo (Tr).
a cura di Cecilia Bruschi

 

L’Azienda Tarkett Spa è attiva nel territorio da più di cento anni, il materiale prodotto “il Linoleum” è lo stesso di allora o è cambiato nel tempo?
L’azienda nasce nel 1898 quando Giovan Battista Pirelli scelse Narni per installare il proprio impianto produttivo. Lo stabilimento ospitava allora diverse produzioni fra cui quella del Linoleum – che si può definire il capostipite dei pavimenti resilienti -, oggi rimasta l’unica attiva in Italia. Il prodotto non è cambiato e utilizza le stesse materie prime e, sostanzialmente, gli stessi macchinari di allora. Naturalmente la tecnologia delle macchine è stata molto perfezionata nel tempo in modo da permettere una sempre maggiore efficienza e riduzione degli sprechi nella lavorazione, migliorando anche la qualità del prodotto, ma il loro principio di funzionamento è assolutamente identico.

Di che tipo di materiale si tratta? Quali sono gli elementi usati per produrlo?
Il linoleum è composto da materie prime totalmente naturali come olio di lino, resina di pino e carbonato di calcio, i quali entrano nella prima fase di ossidazione producendo il cemento di linoleum. Aggiungendo la farina di legno,  la farina di sughero e la polvere di linoleum (proveniente dalla triturazione degli scarti di produzione e utilizzata in sostituzione delle materie prime vergini) con l’aggiunta dei pigmenti, si produce la briciola di linoleum. Questa viene poi calandrata su di un supporto di juta. Il linoleum subisce quindi una vera e propria stagionatura, che dura dai 22 ai 25 giorni, necessaria per ottenere le qualità meccaniche del pavimento. L’ultimo passaggio è quello dell’applicazione di una protezione superficiale, dopodiché il linoleum è pronto per essere venduto.

Da dove vengono le materie prime per costruire il Linoleum?
L’olio di lino, componente principale del linoleum, viene lavorato e prodotto in diversi stabilimenti europei (Belgio, Italia, Germania). I semi di lino, dalla cui spremitura si ottiene l’olio stesso, provengono principalmente da Canada e Ucraina. In passato, grazie alla collaborazione con Coldiretti, vennero sperimentate delle coltivazioni nella regione Umbria con ottimi risultati qualitativi ma con quantità non idonee a soddisfare il fabbisogno dell’azienda. Dove possibile, comunque, si cerca di accorciare la catena di approvvigionamento delle materie prime per ridurre al minimo l’impatto dell’intero ciclo di vita del prodotto (es: sughero dalla Sardegna, farina di legno dal Friuli), consapevoli dell’importanza e delle difficoltà del raggiungimento di questo obiettivo.

Qual è il vostro mercato a livello regionale? E quale a livello nazionale e internazionale?
Purtroppo in tutta Italia il nostro mercato è molto ridotto. Questo dipende dal fatto che il linoleum nel nostro paese è poco conosciuto per le sue qualità naturali e spesso si preferisce acquistare pavimenti con performance ambientali minori. Questo arreca anche un danno all’azienda considerando che quello della Tarkett è l’unico stabilimento italiano, dei quattro presenti in tutto il mondo, a produrre questo tipo di pavimento che – proprio per la complessità del processo e per la qualità dei materiali che lo compongono – non è facile da realizzare. Al contrario i paesi del Nord America e del Nord Europa – in special modo la Germania, che possiede una più spiccata sensibilità nei confronti della bioedilizia e della bioarchitettura – sono quelli in cui il nostro prodotto viene maggiormente venduto.

Quali sono le caratteristiche che rendono la Tarkett Spa competitiva dal punto di vista della sostenibilità ambientale? I vincoli ambientali in che maniera entrano nella strategia aziendale?
L’azienda ha scelto di mettere al primo posto la tutela ambientale, partendo proprio dalla realizzazione di un prodotto naturale, nel tentativo di rendere tutto il processo produttivo sostenibile. L’intervento più importante è quello che riguarda la riduzione dell’uso delle risorse naturali, in special modo il consumo dell’acqua che dal 2010 è stato abbassato dell’89% grazie alla creazione di un sistema a ciclo chiuso per il riutilizzo di tutte le acque di produzione. L’acqua in pratica viene presa direttamente dai nostri pozzi per essere inserita nel ciclo produttivo in forma perpetua, grazie all’utilizzo di speciali tecnologie. Questo consente di limitare in modo sostanziale sia il prelievo che lo scarico delle acque.

Un altro settore sul quale ci siamo concentrati molto è quello della produzione dei rifiuti, attivando una serie di progetti aziendali che hanno fatto sì che si potesse ridurre, nello stesso arco di tempo, del 70% il materiale destinato allo smaltimento in discarica. Seguendo lo stesso criterio siamo anche riusciti a ridurre del 12% le emissioni di CO2 prodotte dallo stabilimento. Questo è avvenuto grazie ad un’analisi dettagliata dei consumi energetici che ci ha permesso di intervenire prima con progetti di efficientamento energetico – per esempio con l’utilizzo specifico di isolanti termici e scambiatori di calore in alcuni reparti – e poi con l’istallazione di un impianto geotermico e pannelli fotovoltaici per l’autonomia energetica da fonti rinnovabili, raggiungendo l’obiettivo della diminuzione dei consumi energetici dell’11% dal 2010 ad oggi. Inoltre, entro il 2014, realizzeremo anche un impianto di trigenerazione a gas ad alto rendimento che ci permetterà di abbattere ancora di più i consumi.

Tutto questo è servito sicuramente a renderci più competitivi avvalendoci anche di diverse certificazioni ambientali sia del prodotto che del processo. Tra queste una delle più importanti è quella del “Cradle to Cradle” che certifica il fatto che la nostra azienda si impegna, attraverso la spinta al recupero del prodotto in un sistema di ciclo vitale che va dalla culla alla culla, a garantire lo sforzo per la conversione dei processi produttivi in direzione di un sistema di funzionamento a zero emissioni. Abbiamo inoltre ricevuto il marchio Ecolabel SWAN paesi Nordici, il marchio americano “ULEnvironment” e lo standard di gestione ambientale ISO 14001:2004. Per ultimo seguiamo la metodologia statunitense W.C.M (World Class Manufacturing) che qualifica le aziende orientate alla realizzazione di progetti per una generale riduzione dei costi dello stabilimento attraverso l’abbattimento degli sprechi e della produzione di rifiuti. Oltre a ciò abbiamo anche recentemente effettuato un pre-audit finalizzato all’ottenimento della certificazione energetica ISO 50001:2011 ed entro il 2014 cercheremo di ottenere la certificazione ISO 14067:2013 per l’impronta di carbonio (carbon footprint).

Quello che ci spinge a continuare in questa direzione sono sicuramente i risultati ben visibili di tutte queste attività sia dal punto di vista dell’impatto ambientale che da quello del risparmio dei costi economici di processo.

Come giudica l’approccio del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile di Narni, tuttora in fase di redazione? In che maniera l’azienda intende partecipare e quali sono le vostre aspettative?
Ritengo che l’importante obiettivo del 2020 debba servire da motore per le azioni a livello locale e che siano quindi molto utili incontri come quello svoltosi a Narni nell’ambito del Patto dei Sindaci. L’unico rischio che intravedo è quello che le aziende possano essere lasciate sole, e non supportate dalle istituzioni, in questo percorso di acquisizione degli strumenti necessari per la realizzazione delle azioni in favore della sostenibilità ambientale. Spesso infatti ci rendiamo conto che esistono molte forme di agevolazione economica, attraverso bandi europei e nazionali, ma che manca proprio una supervisione a livello territoriale per fare in modo che le risorse vengano distribuite equamente e che vadano poi a buon frutto.

L’esperienza della Tarkett nei confronti della tutela ambientale può fungere da traino e coinvolgere anche le piccole e medie imprese? In che maniera?
La nostra azienda è sicuramente in grado di svolgere un ruolo decisivo per lo sviluppo sostenibile dell’Umbria. Quello che serve però, per far sì che ciò accada, è che le aziende virtuose del territorio comincino a condividere quelle che vengono definite le Best Practice (buone pratiche) in un sistema di dialogo e crescita interaziendale. Noi lo facciamo già attraverso lo scambio con le altre sedi mondiali della nostra multinazionale e questo ci ha permesso di attivare un processo di miglioramento continuo degli obiettivi e dei risultati aziendali. Chiediamo perciò lo stesso sforzo da parte delle imprese e degli enti locali.

www.tarkett.it


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