A Città di Castello dal 20 al 22 giugno 2014 arriva il Green Fest, manifestazione dedicata al mondo del biologico

Luca StalteriIntervista a Luca Stalteri, azienda agricola biologica “Il lombrico felice”, Loc. Galliano Città di Castello (Pg). a cura di Cecilia Bruschi

Quali sono i principali temi toccati durante queste tre giornate dedicate al mondo dell’Agricoltura biologica e da cosa nasce l’idea di realizzare questo Festival?
Green Fest è nata dall’evolversi di una festa che facciamo annualmente all’interno della nostra azienda. La prima “fattoria aperta” nacque in occasione del decennale dalla nascita del “Lombrico felice” e in seguito, visto il successo che abbiamo riscontrato, si è deciso di ripeterla ogni anno. Quest’anno realizzeremo tre giorni di incontri a tema dedicati, durante la prima parte, agli esperti del settore ma anche, nella seconda parte, a chi si avvicina per la prima volta al mondo del biologico.

Durante i workshop di approfondimento proporremo un corso avanzato per il controllo delle erbe spontanee e degli insetti in orticoltura, quindi per la difesa delle fitopatologie, e un altro dedicato alla scelta delle varietà semenziere biologiche e al loro reperimento in commercio. Il tema del recupero delle sementi antiche ci interessa in particolar modo perché ci permette di affrontare insieme le questioni della sovranità alimentare, della biodiversità e del consumo critico.

Quest’ultimo aspetto rappresenta un po’ la chiave del modo di intendere il nostro lavoro, proprio perché contiene gli aspetti etici e gli obiettivi della filiera corta che ci prefiggiamo di raggiungere eliminando tutti gli intermediari commerciali per arrivare direttamente al consumatore. Sosteniamo lo sviluppo dei gruppi d’acquisto a livello locale che, a oggi, riescono a coprire il 50% del nostro fatturato aziendale.

Il discorso della commercializzazione delle varietà più rare di sementi invece riguarda il dibattito in atto sul monopolio dell’80% delle sementi, detenuto oggi da poche multinazionali nel mondo. È importante ridiscutere i termini di legge che proibisce il commercio dei semi e sfruttare le vie già percorribili dello scambio tra gli agricoltori, ritenuto oggi legale.

Sono previsti anche dei laboratori didattici rivolti a tutti sull’uso delle erbe spontanee in cucina, la preparazione di cosmetici in casa e la lettura critica delle etichette. Per i bambini proponiamo vari tipi di fattorie didattiche, in particolare una dedicata alle api. A colorire il tutto ci saranno banchetti con cibo e bevande bio e tanta buona musica.

A chi si rivolge il festival? Quale tentativo fate per uscire dalla nicchia e cercare di raggiungere non solo coloro che sono già convinti e che fanno già parte della “tribù” del biologico?
Green Fest si rivolge a tutti e per questo ultimamente ci appoggiamo molto ai social network per promuovere le nostre iniziative, nel tentativo di proporre la nuova “moda” del Biologico, perché abbiamo visto che funziona e che ha portato molte persone che non ne sapevano nulla a conoscere noi e quello che facciamo. Il modo però che ci è sembrato adatto per la nostra festa è quello di coinvolgere le famiglie attraverso le fattorie didattiche per i bambini favorendo l’aspetto ludico delle iniziative. Così chi vuole semplicemente passare una giornata in famiglia può farlo riflettendo anche su aspetti più particolari e nuovi. Inoltre la musica porta molti giovani che così magari assaggiano le bevande biologiche, o anche ortaggi-bioi cibi, per la prima volta.

In che modo il discorso sul “risparmio energetico” si lega con quello del biologico e perché considerarlo un motore di sviluppo per il territorio dell’Altotevere?
La scelta del risparmio energetico e della riduzione degli sprechi, attraverso l’uso di un impianto irriguo a goccia (il quale ci permette di usare la pressione a caduta dell’acqua non essendo così costretti a investire energia per ripomparla), è stata una delle prime fatte nella nostra azienda. Accanto ad esso, per riscaldare la nostra abitazione, abbiamo introdotto un impianto a biomassa che brucia legna che noi stessi produciamo. In questo senso il risparmio energetico, dato dall’uso di un impianto come il nostro, è in grado sia di far spendere meno soldi agli utenti che di far guadagnare le aziende agricole o forestali, presenti nel territorio, che producono e commercializzano il materiale da bruciare (cippato, legna o pellet). Per questo quindi esso è anche in grado di divenire motore di sviluppo per il nostro territorio.

Nella stessa direzione va il consorzio forestale che si chiama “Umbria Verde”, nato di recente a Città di Castello, che sta tentando di trovare degli sbocchi commerciali per la legna prodotta nel territorio ma anche per alcuni materiali di scarto, come quello che una volta veniva utilizzato nei forni a legna, che oggi potrebbe essere usato come cippato per i nuovi impianti a biomassa.

Il programma copre un ampio spettro di informazioni e insegnamenti, partendo dalla lettura critica delle etichette fino alla sovranità alimentare, dal ruolo dei gas (gruppi di acquisto solidale) alla preparazione di cosmetici. Possiamo dire che gli organizzatori hanno una visione olistica del biologico non solo come metodo di coltivazione e allevamento ma come uno stile di vita ecologico/sostenibile?
Dove possiamo non scendere a compromessi lo facciamo tenendo conto del fatto che in Altotevere il biologico, e lo stile di vita che in qualche modo si lega ad esso, non è molto praticato. Ci siamo resi conto nel tempo che esso riguarda non solo il settore degli alimenti ma che offre un’alternativa anche nel campo del vestiario o delle scarpe, per esempio. Ciò che indossiamo tutti i giorni in maniera ripetuta acquista lo stesso valore di quello che ingeriamo e la scelta del biologico riguarda sempre più in maniera diretta la salute delle persone.

Crede che un nuovo tipo di economia locale, basata sullo sviluppo della filiera corta e dei gruppi d’acquisto, costituisca una vera alternativa al mercato tradizionale che si muove su ampia scala? È in grado di reggersi da solo? E in che maniera può migliorare l’economia del nostro territorio?
Secondo me è importante tener conto del fatto che per 1 Kg di prodotto venduto al gruppo d’acquisto il produttore ha un margine di guadagno superiore rispetto a 3 Kg dello stesso prodotto venduto a un grossista, naturalmente mantenendo un prezzo equo per entrambi. Questo permette al coltivatore di lavorare con più tranquillità, di mantenere il personale in regola e di utilizzare varietà qualitativamente migliori dal punto di vista organolettico.

Ad oggi questo sistema non è assolutamente in grado di sostituire l’economia tradizionale in Altotevere, non tanto perché non funzioni di per sé ma perché non c’è una grande sensibilità nei suoi confronti. In alcuni territori del Nord, penso a Brescia e Verona, accade che diverse aziende agricole siano in grado di autosostenersi esclusivamente grazie ai gruppi d’acquisto solidali, anche se restano degli esempi che non riguardano l’intero territorio. In Altotevere, se si riuscisse a lavorare con i gruppi d’acquisto, i piccoli rivenditori e soprattutto le mense, sono convinto che un 50% delle aziende agricole del territorio sarebbero in grado di sopravvivere e autosostenersi in modo più che dignitoso convertendosi al biologico.

I vostri partner quest’anno sono Aiab (Associazione italiana agricoltori biologici), Boteguita, il negozio di commercio equo a Città di Castello, Emergency e Libera. Perché questa costellazione? Avete in mente quali potrebbero essere altri soggetti da coinvolgere, sempre nella prospettiva di non rivolgervi solo a quelli che sono già convinti?
Noi siamo soci Aiab dal 2002 e l’Associazione per noi è continua fonte di informazioni, oltre al fatto che ci sostiene nella promozione del biologico nel territorio. Con Altrocioccolato condividiamo il discorso della sovranità alimentare per combattere il controllo delle multinazionali e la Boteguita, che promuove l’iniziativa, è uno dei luoghi chiave per la diffusione del consumo critico in città. Emergency è un nostro partner storico che ci accompagna da sempre nelle nostre iniziative e infine l’Associazione Libera, che collabora con noi per la prima volta e con la quale condividiamo lo spirito etico della riconversione al biologico delle terre confiscate dalla mafia. Ho tralasciato i gruppi d’acquisto di Città di Castello, Sansepolcro e Umbertide che ci sostengono da sempre. Per quanto riguarda il coinvolgimento di nuove realtà siamo molto aperti ad accogliere nuovi stimoli e per questo abbiamo invitato a partecipare tutte le associazioni cittadine per cogliere un interesse comune in quello che facciamo. Vedremo dai feedback ricevuti in questa occasione come muoverci per il futuro.

Scarica la locandina di Green Fest con il programma completo

 


Categories: Interviste

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