Conai, 900 mila occupati con il recupero dei rifiuti in Europa

Rifiuti_europa_2012Uno studio del Conai, promosso dal Ministro dell’Ambiente e realizzato in collaborazione con Althesys, sulle prospettive europee nei prossimi 7 anni. L’Italia potrebbe recuperare terreno e guadagnare lavoro. L’obiettivo è portare verso lo zero la discarica

Secondo lo studio le ricadute economiche addizionali generate nell’UE dal raggiungimento degli obiettivi sono stimate in oltre 136 miliardi di euro nel periodo dal 2013 al 2020. Questa stima comprende le attività di raccolta, selezione, compostaggio e riciclo intermedio per circa 100 miliardi di euro, mentre i restanti 36 miliardi sono dovuti agli investimenti in impianti di trattamento, riciclo e smaltimento. Il valore aggiunto complessivo è di 43 miliardi di euro, di cui quasi 12 relativi ad investimenti. L’occupazione aggiuntiva creata nello stesso periodo dal raggiungimento degli obiettivi è stimata in 874.000 addetti, di cui 609.000 derivano dalle attività di raccolta, trasporto, selezione e riciclo, al netto dell’occupazione persa nelle altre modalità di gestione, come ad esempio la discarica. I restanti 265.000 circa sono ascrivibili alla costruzione dei nuovi impianti di selezione, compostaggio, riciclo intermedio e termovalorizzazione.

Questo lo scenario virtuoso per l’Unione europea che potrebbe essere attivato da un forte rilancio del riciclo dei rifiuti. L’obiettivo è 50% di riciclo dei rifiuti urbani e azzeramento della discarica. Le attività di selezione e riciclo intermedio (cioè esclusa la fabbricazione dei prodotti finiti) sono quelle che creano il maggior valore aggiunto, rispettivamente 45 e 44%. Per questo l’attenzione dovrebbe ora spostarsi verso l’utilizzo dei materiali raccolti. L’extra costo determinato dalla selezione può infatti essere abbondantemente compensato dai vantaggi economici ottenuti se si adottano strumenti efficaci: crescita delle dimensioni degli operatori; definizione più chiara del principio di responsabilità dei produttori chiamati a rispondere dell’intero ciclo di vita della merce venduta; maggiori investimenti in ricerca e sviluppo; piena applicazione del Green Public Procurement, la legge che obbliga la pubblica amministrazione a una quota di acquisti verdi, cioè di merci a basso impatto ambientale.

Scarica la sintesi della ricerca “Crescita e occupazione nel settore del riciclo dei rifiuti urbani”


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