Un approccio formativo sensoriale e scientifico, l’esperienza didattica dell’Oasi WWF di Alviano

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Foto Franco Borsi

Domenica 5 ottobre 2014 alle ore 15 a Bastia Umbra, nell’ambito di “Fa’ la cosa giusta! Umbria” – la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, si terrà l’incontro dal titolo “Imparare per la conversione ecologica – Tre esperienze umbre a confronto”. Abbiamo intervistato uno dei relatori, Alessio Capoccia, Direttore dell’Oasi WWF di Alviano (Terni). A cura di Cecilia Bruschi

“L’educazione ambientale deve essere una competenza trasversale che attraversi tutte le altre discipline, non solo quelle della scienza della natura e della terra ma anche e soprattutto quelle di carattere umanistico, dove il rapporto dell’uomo con il mondo in cui vive deve tornare a essere messo al centro”. Guido Viale

L’Educazione allo sviluppo sostenibile oggi non riguarda più solo l’ambiente, ma tocca molti aspetti della vita sociale. La conversione ecologica acquista un’accezione ampia e profonda partendo dagli stili di vita sostenibili alla costruzione di città più facili e belle da abitare, fino a toccare la produzione di energia pulita e le questioni della salute e dei diritti fondamentali. Per questo i programmi scolastici necessitano di un sostegno sempre maggiore dal mondo delle associazioni e dagli enti, che da anni lavorano in maniera capillare a livello territoriale, ponendosi come obiettivo il recupero di una dimensione più umana e di valori quali il rispetto per gli altri, per le generazioni future, per la biodiversità e per le risorse della Terra. Durante l’incontro del 5 ottobre parleremo di come si possono trovare in Umbria opportunità per far sì che gli studenti possano sperimentare modelli di vita più sostenibili, confrontarsi con il mondo della natura studiandolo da vicino e imparare a essere autonomi dal punto di vista energetico.

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Campionamenti all’interno dello stagno didattico dell’Oasi di Alviano


Quanti siete a lavorare all’interno dell’oasi e quali sono i progetti con le scuole che offrite quest’anno? Su quali aspetti si concentrano?
La nostra è una cooperativa di tre persone, due naturalisti e un biologo, ed essendo la nostra una zona umida ci concentriamo principalmente sulla conoscenza del mondo delle acque dolci. In particolare agli studenti delle scuole cerchiamo di far scoprire le interazioni fra macro e micro-mondo delle acque dolci.

Ovvero il primo approccio è di carattere macroscopico e si svolge lungo il sentiero natura, che è accessibile anche ai diversamente abili, dove i visitatori dell’oasi sono in grado di osservare gli uccelli senza disturbarli e senza essere visti. Qui gli studenti si comportano come dei veri esploratori mentre vanno alla scoperta della fauna dell’oasi e, oltre ad avere con sé binocoli e mappe che riproducono il percorso, sono dotati di guide per il riconoscimento degli uccelli con delle chiavi dicotomiche che sviluppano la loro curiosità e il loro senso di osservazione. Questo fa sì che essi possano muoversi per alcuni tratti in maniera quasi indipendente, anche se restano sempre seguiti, secondo un approccio di tipo più selvaggio con la natura che sviluppa in loro un certo senso d’indipendenza.

A questo si associa una parte laboratoriale, in cui si fanno dei campionamenti con dei retini per il plancton e i macroinvertebrati all’interno di uno stagno didattico appositamente preparato, una sorta di plastico in miniatura della palude, che riproduce lo spazio che i visitatori hanno appena osservato lungo il percorso. Dopo una prima osservazione a occhio nudo all’interno di un piccolo acquario, che dà loro l’idea di quanto sia piccolo il mondo delle acque dolci (che appare ora ai loro occhi quasi insignificante), si passa all’analisi dei microrganismi prelevati in laboratorio attraverso un microscopio ottico e uno a trasparenza. Qui l’immagine viene proiettata, attraverso una telecamera, su di uno schermo più grande e gli studenti in questo modo sono in grado di vedere ingigantiti i piccoli microrganismi delle acque dolci. In questa fase si parla della biologia e quindi della catena alimentare completa delle zone umide, a partire dall’alga unicellulare fino ad arrivare all’organismo pluricellulare, come può essere il girino di rana o di tritone che gli studenti possono aver preso. A questa analisi in laboratorio si associa quella fatta in precedenza osservando gli uccelli all’interno dell’oasi e, a questo punto, si è in grado di ricostruire insieme a loro l’intera rete alimentare e quindi il complesso ecosistema e le interazioni che regolano l’equilibrio di una riserva naturale.

Questo ci offre anche lo spunto per parlare dei problemi legati all’inquinamento, e quindi al depauperamento delle nostre risorse naturali, affrontando le questioni di come noi possiamo fare qualcosa per evitare tutto ciò attraverso le nostre azioni quotidiane. Parliamo, infatti, agli studenti di buone pratiche e risparmi energetici ma affrontiamo con loro anche il tema dei rifiuti e dell’educazione alimentare che riguarda la qualità dei consumi, per esempio di carne e verdure, e gli effetti che si hanno dal punto di vista climatico ma anche salutistico.

Alviano_3A proposito di alimentazione sostenibile, questo tema si riallaccia ai programmi di educazione ambientale che il WWF pone per l’anno scolastico 2014-15 a livello nazionale: “Nei limiti di un solo Pianeta” che fa riferimento all’imminente Expo2015. Quali sono le classi di età che coinvolgete a livello locale nei vostri percorsi formativi?
Sì l’idea è quella di partire dal locale per arrivare a toccare problemi a livello globale stando molto attenti al lessico che usiamo, proprio perché le classi di età degli studenti che ospitiamo nell’oasi vanno dall’asilo fino all’Università.

Per le classi dell’asilo, per esempio, privilegiamo l’aspetto ludico e sensoriale affrontando gli stessi argomenti che trattiamo anche con gli studenti delle elementari e delle medie, approfondendo con loro alcuni aspetti in maniera più scientifica. A questo proposito, facendo parte della Rete INFEA Regionale all’interno del Cridea dell’Umbria, offriamo anche dei percorsi tematici mirati e interdisciplinari, concordati con le scuole, su progetti di lunga durata andando direttamente in classe a parlare con gli studenti.

Poi, come accennavo prima, c’è il lavoro di ricerca scientifica che facciamo con le Università. Tra le ultime collaborazioni molto proficua è stata quella con l’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo sull’andamento dei cambiamenti climatici, promossa dal WWF e che ha impegnato tre anni di studi per monitorare i gas serra e l’impatto che un’area naturale ha sulla mitigazione dell’anidride carbonica, con delle strumentazioni atte a misurare l’assorbimento della CO2 da parte delle piante presenti nel nostro bosco idrofilo. Mentre con l’Università degli Studi di Roma abbiamo portato avanti uno studio sugli anfibi sempre per monitorare i cambiamenti climatici.

Quali sono gli obiettivi che vi prefiggete con i vostri laboratori didattici, qual è la reazione comportamentale che vi aspettate da parte dei bambini?
Quello che tentiamo di fare è di incuriosirli e stupirli in modo tale che la visita non rimanga fine a se stessa, ma che li spinga a sensibilizzare i genitori verso le buone pratiche quando andranno a casa. Cerchiamo di fare lo stesso anche con gli insegnanti, che sono coloro che devono poi proseguire il nostro lavoro a scuola e continuare ad approfondire gli argomenti trattati mostrando una consapevolezza ecologista sempre più forte.

Quante classi l’anno visitano l’Oasi di Alviano?
Considerando quelli che vengono a visitare l’oasi e quelli che incontriamo noi all’interno delle scuole, credo che la cifra si aggiri intorno ai 3.500 studenti l’anno. Va poi considerato il numero di famiglie che vengono ad Alviano e che partecipano ai nostri laboratori della domenica, quando restiamo aperti al pubblico. In queste giornate ci dedichiamo a costruire insieme ai visitatori dei microscopi da campo o anche delle cassette nido per uccelli e insetti biologici, adatti anche agli orti casalinghi. In questo modo chi viene può portare a casa degli insegnamenti pratici facili da applicare.

Le persone che visitano l’oasi sono più o meno sensibili agli aspetti della tutela ambientale rispetto agli anni passati? Nota dei cambiamenti?
Devo dire che dopo tredici anni di lavoro all’interno dell’oasi mi sarei aspettato un coinvolgimento maggiore del pubblico rispetto alle particolarità che l’ambiente ci offre. Sono però contento dei risultati che si ottengono con le scuole e della partecipazione degli insegnanti alle nostre attività, molti di loro ritornano dopo una prima visita e devo dire che la sensibilità ambientale da questo punto di vista è sicuramente aumentata. Anche i singoli visitatori non vengono più solo per fare una semplice passeggiata a contatto con la natura, ma si dimostrano bensì sempre più curiosi verso gli aspetti scientifici. Questo mi fa pensare che stiamo lavorando bene e ci dà motivo di soddisfazione.

Visita il sito internet del WWF
Visita la pagina facebook dell’Oasi di Alviano

 


Categories: Interviste

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