Il rinnovamento dell’Area Industriale Nord a Città di Castello

L’Agenzia Utopie Concrete sta lavorando in questi mesi a un’indagine conoscitiva che riguarda la zona industriale nord di Città di Castello, come parte integrante del più ampio progetto dell’Agenda urbana. I risultati costituiranno il punto di partenza per il Tavolo Tecnico “Innovazione economico-ambientale del sistema produttivo in Altotevere” che si svolgerà in occasione della prossima Fiera delle utopie Concrete, il 24 ottobre 2014 nella Sala consiliare del Comune di Città di Castello. Per il programma completo clicca qui

fiorenzoluchettiAbbiamo intervistato Fiorenzo Luchetti, Presidente Confindustria Alta Valle del Tevere e Faza Srl di Città di Castello, per analizzare insieme i punti deboli e quelli di forza lungo questa fase di progettazione in funzione di un corretto rinnovamento dell’area.


Come valuta la situazione odierna dell’Area Industriale Nord a Città di Castello, secondo il punto di vista suo e della sua Azienda?
L’area necessita a mio avviso di una riqualificazione generale poiché molti stabili presenti al suo interno si trovano oggi in condizioni precarie e rimangono inutilizzati. Oltre a costituire un potenziale non sfruttato creano anche un’immagine non adeguata a quella che è una zona produttiva. Sono già in atto da parte dell’amministrazione comunale una verifica e una revisione di alcune aree che si avvicinano alle mura urbiche cittadine. Alcuni cambiamenti sono dunque già stati avviati, anche per quanto concerne la trasformazione di una parte della vecchia area industriale in area prevalentemente commerciale. Oggi le cose sono molto cambiate rispetto al periodo in cui è nata la prima area industriale (anni ‘60) e per questo è necessario intervenire per renderla più moderna e adeguata. L’impegno da parte dell’amministrazione pubblica deve essere individuato proprio nella costruzione di un sistema di regole che favorisca questa trasformazione. La grave crisi economica in atto non aiuta di certo oggi questo delicato passaggio, anzi rende ogni tentativo di ammodernamento ulteriormente difficile da attuare.

Quali sono gli elementi chiave sui quali insistere, secondo lei, per valorizzare e rendere più produttiva quest’importante area industriale in termini di mobilità e infrastruttura viaria, energia, sicurezza, decoro?
Il primo interesse riguarda sicuramente le infrastrutture stradali, che per essere più facilmente percorribili necessitano di una segnaletica adeguata, oltre le aree destinate ai parcheggi. La pista ciclabile in via Morandi purtroppo crea, a mio avviso, solo una numerosa serie di problemi alla viabilità, dovuti al fatto che è troppo stretta e si trova a ridosso di numerosi ingressi aziendali. Il secondo punto su cui intervenire è la copertura della banda larga, oggi assolutamente necessaria alle aziende che sempre più lavorano via telematica. Oltre a questo bisogna naturalmente assicurare agli impianti la corretta funzionalità delle fognature e delle infrastrutture primarie dell’area.
Se questo è l’impegno che l’amministrazione si deve assumere, le aziende dal canto loro devono essere disponibili a costruire un look estetico degli edifici adeguato alla qualità dell’area industriale che li ospita.

Quindi secondo lei a questo punto l’unica strada percorribile è quella che vede una stretta collaborazione tra il settore pubblico e quello privato all’interno del territorio?
Le aziende purtroppo non hanno più le energie per attuare grandi investimenti da sole e senza un rapporto di sostegno reciproco tra Istituti di credito, Enti pubblici e Imprese private risulta difficile trovare una via di uscita a questa grave crisi economica. La questione però non riguarda più oggi soltanto l’ambito locale ma coinvolge il livello nazionale ed europeo, dentro il quale ci troviamo inseriti, dovendo rispettare le regole che entrambi dettano. A questo punto però il processo diventa più lungo ed è sempre più difficile attuare dei cambiamenti in tempi brevi. Nel frattempo le aziende rischiano di fallire. Bisogna anche considerare che alla crisi nazionale ed europea si aggiungono anche le problematiche a livello mondiale. La guerra in Ucraina, la crisi libica e la situazione incontrollabile del virus ebola in Africa centrale, per esempio, creano di rimando delle difficoltà anche alle aziende che, come la nostra, si trovano ad avere rapporti commerciali con questi paesi. I nostri tecnici si rifiutano, infatti, di andare lì per fare delle visite di carattere commerciale e molti ponti in questo modo vengono interrotti. Tutto questo mette le aziende italiane, e anche locali, in uno stato di continua incertezza.

Quali sono gli ostacoli da rimuovere per fare rete e far valere la logica comunitaria a favore di una forza comune?
Sicuramente i tempi che si allungano e le regole che mancano sono i principali ostacoli da affrontare per le imprese oggi. I vincoli maggiori sono rappresentati dai costi gestionali delle aziende e dalla burocrazia lenta. Abbassare i costi energetici, quelli della gestione delle acque, dei trasporti e dei rifiuti, oltre ad attuare una netta semplificazione degli iter burocratici, servirebbe sicuramente a far sì che le imprese italiane e locali siano in grado di migliorare ed esportare con più facilità i propri prodotti. Infatti, nel mondo il lavoro c’è e noi, che per esempio siamo tra i pochi a produrre macchinari ad alta e media tecnologia, siamo avvantaggiati soprattutto nel momento in cui lo facciamo con serietà e professionalità. Il nostro paese ha molte carte da giocare poiché possiede delle risorse impareggiabili rispetto allo stile e alla qualità dei materiali di eccellenza. In questo momento queste potenzialità non devono assolutamente andare perse.

Come vede quindi il futuro manufatturiero dell’Altotevere? Come contrastare una crisi di cui non si vede ancora la fine?
Io credo che se si agisce in una logica di rete, le piccole aziende possono essere in grado di fare gruppo e muoversi insieme per presentarsi all’estero in maniera adeguata. Ci vuole molta professionalità e conoscenze per farlo nella maniera giusta, in modo da non commettere errori e bruciarsi nei mercati esteri. Per fare questo, quindi, bisogna conoscere bene le lingue e avere le attrezzature adeguate per una corretta consegna del prodotto e per la qualità degli imballaggi, per esempio. Per lavorare in rete ci vuole anche molto rispetto reciproco da parte degli imprenditori e capacità di dialogo. Bisogna costruirsi degli obiettivi comuni ed essere anche in grado di superare l’ostacolo della concorrenza, costruendo delle regole da rispettare insieme. È importante collaborare anche per riuscire ad acquistare con più facilità, non soltanto per vendere meglio i propri prodotti, riuscendo ad abbassare il costo d’acquisto delle materie prime e ad attuare un inter-scambio dei lavori e delle professioni.

www.confindustria.umbria.it/sezione-territoriale-alta-valle-del-tevere

www.fazasrl.com

 


Categories: Interviste

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