Come viene progettato il rinnovo delle aree produttive a Città di Castello

NigroIntervista all’Arch. Francesco Nigro, Coordinatore scientifico del Piano Regolatore Generale del Comune di Città di Castello. A cura di Cecilia Bruschi

Nel luglio scorso la Giunta Comunale di Città di Castello ha deliberato la proposta dell’Agenda urbana di Città di Castello Altotevere per “l’Agenda urbana dell’Umbria”, nell’ambito degli interventi per lo “sviluppo urbano integrato Sostenibile” nel quadro strategico regionale 2014-2020. Cosa ne pensa di tale proposta e in che maniera si riallaccia al lavoro della Variante al Piano Regolatore di Città di Castello sul quale lei sta lavorando?
Il percorso dell’Agenda urbana si inscrive in una politica europea, in seguito adottata dal Governo nazionale e dalla Regione Umbria, che considera le città il centro vitale della creatività, dell’innovazione e dello sviluppo per l’uscita dalla crisi. Questo conferma il fatto che l’Urbs rimane il motore centrale per lo sviluppo culturale ed economico della società e indica, a mio modo di vedere, una primazia della città come centro di ricerca e sperimentazione delle soluzioni per il futuro. Il PRG di Città di Castello rappresenta lo strumento attraverso il quale elaborare una visione di sviluppo, che si deve incarnare necessariamente nell’Agenda urbana, visione senza la quale qualsiasi strumento urbanistico non ha alcun senso. In quanto il piano opera e determina le regole per l’uso del territorio che, prive di visione, non si sa quale utilità potrebbero avere.

Già all’interno del Documento programmatico del 2011, quindi ben prima dell’adozione nel dicembre 2013 del Piano Strutturale, era tratteggiata una visione di sviluppo generale che stabiliva una direzione da seguire e che ho ritrovato nelle proposte del Masterplan dell’Agenda urbana di Città di Castello. Penso che questo è ancora il momento propizio per trovare le risorse, grazie al quadro strategico regionale 2014-2020, che ci consentono di proseguire nel percorso intrapreso con l’Agenda urbana e con il PRG. E queste risorse devono servire non a realizzare singoli interventi, la cui utilità è perlomeno discutibile, quanto piuttosto ad attivare altre risorse, sia private che pubbliche. Per fare ciò bisogna saper fare massa critica elaborando in maniera condivisa dei piani, dei progetti, delle idee e analizzando le scelte fatte, attraverso i quali stimolare l’arrivo di altre risorse.

Nella questione specifica delle aree produttive, l’idea contenuta nel Piano strutturale di fare un percorso per arrivare alla disciplina urbanistica passando attraverso uno strumento non codificato, come un Masterplan, che costituisce uno spazio di concertazione, co-progettazione e concretizzazione delle scelte, ci permette di disporre di un mezzo condiviso per cui i contenuti dei due Masterplan di Città di Castello – quello urbanistico per le aree produttive e quello dell’Agenda urbana che camminano in parallelo – possano essere accettate in modo convinto da chi li deve sviluppare ed applicare.

Il nuovo PRG del Comune di Città di Castello contiene una sezione dedicata al rinnovo delle aree produttive. Cosa prevede in pratica questo rinnovo?
Tutto è nato dall’analisi delle aree produttive di Città di Castello (è importante considerare l’ampia estensione di circa 400 ettari dell’insieme delle aree industriali nel territorio comunale, di cui la maggior parte costituiscono la Zona industriale nord), svolta in maniera certosina dall’Ufficio per le Attività produttive del Comune. L’ufficio ha catalogato tutte le aree dismesse e l’analisi, avvalorata dai dati socioeconomici del territorio, ci ha restituito un’immagine della realtà degli insediamenti produttivi non delle migliori. Questa constatazione, insieme a una lettura degli spazi, dei manufatti e del paesaggio dell’area industriale e dei processi in corso (fallimenti, dismissioni, terziarizzazione, ecc), oltre alla consapevolezza dell’impossibilità per l’Amministrazione comunale di definire da sola un quadro generale di prospettiva per queste aree, ci ha fatto riflettere sulla necessità di unire i nostri sforzi con le politiche regionali già attive.

Le politiche della Regione Umbria per la rigenerazione delle aree produttive, infatti, permeano con chiarezza i principali strumenti di programmazione e pianificazione regionali: il DST (Disegno Strategico Territoriale), quello che dovrebbe diventare il PUST (Piano Urbanistico Strategico Territoriale) e il Progetto Tevere, che è un “progetto trasversale” poiché si ritrova sia all’interno del DST-PUST che del PPR (Piano Paesaggistico Regionale). Questi sono tutti strumenti e politiche che mirano a far sì che soprattutto lungo l’asse del Tevere gli insediamenti produttivi e urbani si caratterizzino in relazione alla condizione perifluviale nella quale si trovano, in modo che in funzione di tale particolare condizione si possano connotare i relativi processi di riqualificazione e di rigenerazione.

Molti imprenditori non hanno voluto cedere alla delocalizzazione all’estero scegliendo di rimanere, nonostante le difficoltà, in queste aree produttive. Ciò ci ha convinto del fatto che non possono essere solo i tecnici comunali e/o i redattori del PRG a decidere del destino di queste aree. Bisogna piuttosto attivare un processo, per quanto ambizioso, che porti a un disegno, concepito da tutti coloro che vi sono coinvolti, al fine di renderlo più reale e attuabile possibile. Questo è il Masterplan urbanistico con studio di fattibilità, indicato dal PRG come strumento per avviare il rinnovo delle aree produttive. La dimensione media della realtà di Città di Castello rende questo progetto di concertazione delle scelte sicuramente più realizzabile, proprio perché qui esistono delle relazioni ancora governabili e non delegate, come avviene nei grandi centri urbani.

L’Agenzia Utopie Concrete ha lavorato in questi mesi a un’indagine conoscitiva che riguarda la zona industriale nord di Città di Castello, come parte integrante del più ampio progetto dell’Agenda urbana. I risultati sono stati discussi durante il Tavolo Tecnico “Innovazione economico-ambientale del sistema produttivo in Altotevere” che si è svolto il 24 ottobre scorso nell’ambito della Fiera delle utopie Concrete 2014. Indagini conoscitive e tavoli tecnici di concertazione delle idee con i diretti interessati sono strumenti utili per portare avanti un progetto di rinnovamento di un’area produttiva?
Sicuramente sì, sono molto utili e il lavoro che sta portando avanti l’Agenzia Utopie Concrete in questo senso è fondamentale. Credo che l’indagine conoscitiva vada considerata come il primo vero risultato del Piano Regolatore Generale di Città di Castello, proprio perché il compito principale del PRG è quello di fare in modo che la comunità ragioni su stessa per capire in quale direzione dirigersi, in quale futuro proiettarsi. Come dicevo prima questo è il momento giusto per attivare un dialogo su queste questioni e per porre le basi di un corretto rinnovamento delle aree produttive del territorio altotiberino.

Quali sono a suo parere le azioni più importanti sulle quali intervenire oggi nella prospettiva di realizzare in futuro un’Area industriale che segua il modello APPEA (Aree Produttive Paesaggisticamente ed Ecologicamente Attrezzate)?
Direi che esiste una precondizione perché questo possa avvenire, e cioè che le aziende proprietarie dei suoli e dei capannoni presenti nell’area da riqualificare siano disposte a mettersi assieme per operare in visione di un cambiamento. Dal punto di vista tecnico l’idea che ci siamo fatti per l’area industriale nord di Città di Castello è che essa debba poter essere frequentata da chiunque e che possa accogliere al suo interno dei focus urbani, che offrano al lavoratore come al visitatore, dei servizi utili al miglioramento della vita, facendo convivere delle funzioni più urbane nel contesto industriale. Chi vi lavora, come chi la frequenta, deve quindi essere messo in condizione di viverci bene, potendo usufruire di strutture ricettive e di ristoro, di luoghi di svago, di spazi per lo sport, ecc.

Da un altro punto di vista è necessario che vengano inseriti degli spazi attrezzati verdi, ma anche fasce di vegetazione (dalla forestazione urbana a semplici filari alberati), in funzione di mitigazione degli impatti e di collegamento con la più ampia rete ecologica impostata sull’asse del Tevere. Trovo, infatti, che sia molto importante guardare all’area produttiva non solo in funzione di sé stessa, ma ampliando l’orizzonte: per trovare complementarietà funzionale con il centro storico, per non rischiare la sua devitalizzazione; per scoprire le potenzialità di connessione e integrazione della rete ecologica.

Terzo punto è quello della mobilità che prima di tutto deve offrire un servizio sicuro ed efficiente agli utenti, attraverso un sistema di navette che collegano i punti nevralgici della città con l’area industriale, e potenziando e migliorando il servizio ferroviario esistente. La Ferrovia Centrale Umbra, che attraversa in lunghezza l’intera area produttiva, costituisce una risorsa inespressa che deve essere valorizzata, proprio nell’ottica della sostenibilità del rinnovo urbano che abbiamo tratteggiato. E unitamente alla sicurezza e agli aspetti del decoro edilizio e urbano, si può e si deve pensare anche alla cosiddetta mobilità dolce per offrire una gamma di alternative al trasporto individuale su gomma, che oggi costituisce il mezzo di gran lunga preferito negli spostamenti casa-lavoro a Città di Castello.

In sintesi l’idea è quella di progettare un’area industriale dove sia piacevole passeggiare come all’interno di un centro storico cittadino e per farlo è importante anche lavorare sul paesaggio che si crea attraverso gli interventi di rigenerazione, sulla sua visibilità e riconoscibilità dall’esterno dell’area per attività (termine che mi pare più descrittivo del risultato che stiamo ricercando), che significa anche intervenire sulla qualità edilizio-architettonica dei manufatti e dei contenitori esistenti, integrando gli aspetti estetici con quelli di sostenibilità energetica.


Categories: Interviste

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